GRAZIE A TUTTI DI ESSERE QUI!
È bellissimo poter finalmente festeggiare insieme:
IL independent label compie 10 anni.
CHE BELLA STORIA.
Come tutte le belle storie, anche questa è fatta di caso, imprevisti, incontri fortuiti, occasioni prese al volo, lotte contro il tempo e una discreta dose di caos.
PREQUEL
Serena stava diligentemente studiando per diventare avvocata, PM o giudice supremo dell’universo.
Ma, come tutti sanno, ogni tanto bisogna distrarsi dallo studio matto e disperatissimo e per questo Serena decise di accompagnare sua sorella a un corso di cucito.
Fu una rivelazione.
Il rumore della macchina da cucire, il ritmo fisico del lavoro, la possibilità di vedere un’idea diventare qualcosa di reale con le proprie mani. Tutto questo la riportò ai ricordi dell’adorata nonna sarta. E certi imprinting non si possono soffocare per sempre.
Serena abbandonò la carriera giuridica e iniziò a studiare modellistica e sartoria. Tre anni di lavoro e studio per diventare… non era ancora chiarissimo cosa. Ma sicuramente qualcosa di appassionante e cucibile.

Nel frattempo Roberto studiava grafica.
Ogni giorno prendeva il bus da Sestri per andare a Genova e passava il tempo osservando le persone: studenti, lavoratori, adolescenti, signore elegantissime alle 7 del mattino, qualcuno sembrava uscito da un film indipendente francese, qualcun altro direttamente dal letto.
Un catalogo umano infinito.
Corpi diversi, modi diversi di abitare gli abiti, persone che cercavano di affermarsi attraverso quello che indossavano e altre che invece volevano sparire nel maglione più grande possibile. Quelle osservazioni diventarono il suo modo di guardare il mondo. Finita la scuola, Roberto capì che voleva fare proprio questo: creare vestiti che lasciassero alle persone il diritto di essere sé stesse.
Così si iscrisse a una scuola di stilismo e iniziò a imparare a cucire.
E dove si trovano alcuni dei migliori laboratori sartoriali d’Italia? A Firenze.

Roberto si trasferì lì a vent’anni. Finché arrivò l’occasione: una nuova collaborazione, un nuovo marchio, un nuovo lavoro.
Piccolo dettaglio: era in Val d’Aosta. Che è bellissima, certo. Ma se vieni dal mare, e soprattutto se sei freddoloso, può essere un trauma emotivo.
È proprio lì che Serena e Roberto si incontrano.
All’inizio colleghi. Poi compagni di sopravvivenza: al freddo, alle bizze del capo (e ancora Miranda Priestly doveva essere inventata), al profumo di stalla, al buio delle 3 del pomeriggio d’inverno.
Era inevitabile diventare amici. Scappare via insieme, a quel punto, anche.
IL INDEPENDENT LABEL
La scena si apre con Serena che torna a Torino e Roberto a Genova. Esausti, un po’ frastornati, ma pieni di idee e voglia di fare.
E allora perché non farlo insieme? Aprire un brand indipendente. Progettare, confezionare, sperimentare, sbagliare, ricominciare, impazzire — ma insieme.
Per pudore non verranno raccontati i primissimi albori di IL independent label.
Però, se conoscete gli esordi nei garage di alcuni famosi nerd, immaginate qualcosa di simile ma con meno miliardi e molte più stoffe.
Stanze condivise. Soffitte bollenti d’estate e gelide d’inverno. Coabitazioni improbabili tra brand.
Pacchi ovunque. Macchine da cucire che comparivano anche dove non avrebbero dovuto.
Poi finalmente, nel 2018, arriva l’interno cortile di via Mazzini 39.
Non il laboratorio di adesso, però. Quello piccolo. Piccolissimo. La metà della metà.
Eppure sembrava contenere ogni cosa.
Uno spazio costruito grazie ad amici che dipingevano muri, montavano tavoli, progettavano mensole e cercavano di capire come far stare fisicamente dieci cose nello spazio pensato per tre. Nel frattempo succedeva di tutto: i primi servizi fotografici, gli errori clamorosi negli abbinamenti tessuto, le prime fiere, le collaborazioni improbabili, la crescita personale, il Gilda, la Romina, la Nuvoletta.


Poi, nel 2021, IL independent label si sposta nello spazio che conoscete oggi.
E arriva Pietro.
Anche lui parecchio fissato per la moda. Si racconta che abbia iniziato a disegnare vestitini da bambino, per suggerire all’elegante nonna cosa indossare. Aveva studiato per diventare diplomatico, ma poi ha capito che quella strada lo portava da un’altra parte, e ha scelto di entrare nell’ambiente: un diplomatico in meno, un sarto in più. Che poi, meno male: ve lo immaginate a blandire un ambasciatore?
Incontrarsi fu casuale, fortunatissimo e rappresentò una bella svolta: si sa che tre teste che pensano sono meglio di due, soprattutto quando c’è comprensione immediata, stesso modo di vedere le cose, stessa voglia di costruire qualcosa che fosse serio senza diventare serioso.

Da lì in poi la storia probabilmente la conoscete già: viaggi avventurosi alla ricerca di tessuti, come cercatori d’oro ma con il frescolana, pop-up in giro per l’Italia, i Teti, i Moris, la Dry, i clienti diventati amici, i collaboratori innamorati del progetto, una comunità di persone splendide che, molto sinceramente, è la vera struttura portante di tutto questo.
SEQUEL
Quello che succederà da adesso in avanti dipenderà probabilmente dagli stessi ingredienti di sempre:
caso, ostinazione, incontri fortunati, idee un po’ folli e la totale incapacità di stare fermi.
Il programma, in fondo, resta invariato:
#eppurefarcela