
GLITCH
Pensiamo alla moda come a un riflesso della contemporaneità, reinterpretata in chiave estetica e condensata in capi d’abbigliamento. A volte, però, abbiamo l’impressione di vivere una specie di déjà-vu: una realtà che, pur essendo diversa, riprende alcuni tratti del passato. Come se nel presente si aprisse, ogni tanto, una piccola anomalia.
GLITCH nasce da qui: dall’idea di raccontare il presente tenendo a mente questa anomalia. Il contemporaneo che si sposta di qualche centimetro verso il passato.
Gli anni Settanta hanno rappresentato un decennio che guardava avanti con una certa ostinazione. Sono gli anni della tecnologia e della conquista dello spazio, ma anche di grandi cambiamenti sociali, della trasformazione del ruolo delle donne,
della rivendicazione di nuove libertà e dell’idea che il futuro potesse essere diverso dal presente.
Un futuro che oggi, inevitabilmente, ci appare anche un po’ vintage, ma che porta con sé questioni — dall’autodeterminazione alla parità — che non hanno perso la loro attualità.
GLITCH prova a rimetterlo in circolo.
Non attraverso la nostalgia e nemmeno attraverso una ricostruzione filologica, ma prendendone alcuni segnali — le proporzioni, la geometria, certi volumi, il rigore delle linee, i contrasti di colore — e facendoli convivere con un modo di vestire contemporaneo.
È qui che compare il glitch: qualcosa sembra conosciuto, ma non è esattamente come dovrebbe essere.
Una spalla leggermente più bassa. Un rever che prende spazio. Una manica che supera la mano. Un volume che si allontana dal corpo. Una linea rigorosa interrotta da un dettaglio inatteso.
Piccoli disallineamenti che non rompono l’equilibrio, ma lo spostano.
La collezione è pensata per la vita presente, ma lascia affiorare accenni del passato, senza scegliere da che parte stare. Le forme hanno qualcosa di grafico e quasi architettonico, i tessuti alternano struttura e morbidezza, i colori partono da una palette calda e precisa per lasciare spazio, qua e là, a improvvise anomalie cromatiche.
Perché il futuro, a quanto pare, non è solo continua invenzione.
A volte è qualcosa che abbiamo già visto, ma con un piccolo errore di sistema.






La ricerca parte sempre dalla materia: tessuti scelti con cura, lavorazioni precise, finiture pulite. Nulla è superfluo, ogni dettaglio ha una funzione.
Crediamo in un’estetica sobria ma viva, in un guardaroba pensato per trasformarsi e adattarsi, capace di accompagnare la quotidianità senza rinunciare alla leggerezza.
L’attenzione alla materia e alla forma ci porta a fare scelte decise anche nei dettagli. Il nostro stile continua a giocare sull’equilibrio tra la rigidità scultorea delle linee — spesso costruite attraverso le pieghe — e la fluidità dei tessuti. Una tensione naturale tra struttura e movimento, controllo e leggerezza, che definisce il carattere della collezione.
Le linee sono minimal, con pochi elementi decorativi, ma costruite attraverso pieghe, volumi e tagli che ne modificano la percezione. La rigidità scultorea delle forme incontra la fluidità dei tessuti, il controllo lascia spazio al movimento, la struttura alla leggerezza.


Lo stesso gioco passa attraverso il colore. La base è il beige, un vero passepartout, elegante e capace di attraversare momenti e stagioni senza perdere forza. Intorno a lui si accendono bianco, giallo e rosso, mentre burgundi e bordeaux portano profondità. Sono gli accostamenti, più che i singoli colori, a creare l’anomalia: una tonalità familiare che, messa accanto a quella meno prevedibile, cambia completamente carattere.
Anche le superfici partecipano a questo gioco: tessuti luminosi, stampe con colori complementari, materiali che cambiano aspetto a seconda della luce. La materia non è solo ciò che dà consistenza al capo, ma uno strumento per alterarne la percezione. Una superficie può sembrare diversa, un colore può cambiare intensità, un tessuto può trasformare una forma.
Da qui nasce un guardaroba capace di stratificarsi, trasformarsi e adattarsi, attraversando momenti e stagioni senza perdere il proprio carattere. Capi quotidiani, ma mai del tutto prevedibili.
Produciamo in piccole quantità, seguendo ritmi umani e processi trasparenti. Per noi la moda è anche questo: responsabilità, relazione tra chi realizza i capi e rispetto per chi li sceglie.
GLITCH nasce proprio da questa idea: non cambiare tutto, ma spostare qualcosa. Abbastanza da creare una nuova possibilità.




ph: Silvia Pastore
bellezza: Arianna Richieri
bijoux: @internocortiledisilvia; @jamaissanstoi
cinture: @Marcwawe
shoes: @la.Marchigiana; @Adelcalzature
occhiali: @Oculariumfulvio
arredamento: @gommalacca; @nordicthings